E se tornassimo alla lira?

E se l’Italia tornasse alla lira? Un’ipotesi che alcuni hanno delineato già da tempo, e che diventa sempre più allarmante con il precipitare della situazione economico/finanziaria del paese, specialmente dopo che prima Standard & Poor’s e dopo Moody’s, due tra le agenzie di rating più influenti, ha declassato il debito italiano portandolo da A+ ad A.
Tuttavia, sarebbe davvero vantaggioso tornare alla moneta unica? Quali sono le prospettive di un paese come l’Italia, sempre più schiacciato dal debito pubblico?

Premettiamo che la situazione dell’Italia è complessa. Il nostro Paese si trova a pagare interessi altissimi a causa della presenza di molti altri paesi sul mercato. Questo porta a un indebitamento sempre maggiore e a una crescita esponenziale degli interessi, che fortunatamente per ora sono tenuti sotto controllo grazie all’intervento della Bce, che ha acquistato una parte del debito italiano. I valori comunque, circa il 5,5%, restano alti, e questo ci espone a grandi rischi.

Ma veniamo al problema della moneta. Alcuni economisti, tra cui Loretta Napoleoni, ipotizzano una fuoriuscita temporanea dall’Euro. Una soluzione che già era stata valutata per la Grecia, ma anche per il nostro Paese. La proposta della Napoleoni è esposta nel suo libro, intitolato «Il Contagio», dove la soluzione per uscire da questa fase di emergenza esiste, e si chiama “default pilotato“. Secondo l’economista, in sostanza, il nostro paese dovrebbe fallire volontariamente, uscendo temporaneamente dalla moneta unica. Un’uscita che dovrebbe essere pilotata da una serie di regole, «che permettano ad alcuni paesi di uscire temporaneamente dall’euro per riprendersi economicamente, anche in termini di convergenza, tornando entro quei parametri necessari per starci dentro» afferma nel suo libro la Napoleoni, secondo cui in sostanza si dovrebbe seguire insomma l’esempio dell’Islanda, «che ha fatto un default pilotato e volontariamente è uscita dal mercato dei capitali, ha cioè dichiarato il default e si è messa al lavoro per ripianare i debiti».

Tuttavia tra gli economisti non manca lo scetticismo in merito a questa proposta. Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea e geografia politica ed economica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, è convinto che un’uscita dall’euro «non sia la strada migliore. Anzi, sarebbe una via pesantissima, per diversi motivi: in primo luogo la difficoltà procedurale. In seconda istanza, se uscissimo dalla moneta unica il nostro debito resterebbe comunque conteggiato in euro, e quindi ci troveremmo con una moneta debole per pagare un debito forte. Infine si avrebbe una svalutazione della moneta, con impatto forte sulla capacità dei consumi, specialmente per chi ha redditi bassi».

In sostanza l’Italia rischierebbe di uscirne piegata dall’inflazione e dal debito. «In quelle condizioni nessuno farebbe più prestiti al nostro paese, perché nessuno si fiderebbe più, e dunque si perderebbe sovranità» spiega ancora Volpi. «Per le famiglie comuni la svalutazione della moneta può significare non riuscire più a fronteggiare i pagamenti di debiti, mutui e altro. Si verificherebbe dunque un incremento della povertà nelle fasce medio-basse. Soprattutto le fasce a reddito fisso subirebbero una drastica diminuzione del potere di acquisto».

Scritto da il 25/10/2011

Lascia un commento

XHTML: Puoi utilizzare i seguenti tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>