Svolta “pirata” in Germania? Il partito dei pirati nasce dal web…

E’ recente la notizia della sonora sconfitta – l’ennesima – presa da Angela Merkel nelle amministrative tenutesi a Berlino, ma più della sconfitta del partito della cancelliera ha tenuto banco un’altra notizia: lo strabiliante risultato (8.9 %) ottenuto dal Piratenpartei, il “partito dei pirati”. Il loro programma pirata: libertà sul web, trasporti pubblici gratuiti e legalizzazione delle droghe leggere.

Come i più vispi di voi potranno evincere dal nome, si tratta di un vero e proprio partito dei “pirati”, nato sull’onda dell’entusiasmo che all’epoca destò un’iniziativa del tutto similare in Svezia, e non è certo un movimento da sottovalutare. Si perchè al di là dello stupefacente risultato pratico ottenuto alle elezioni, è la strategia scelta da questo intraprendente gruppo di ragazzi (si contano grossomodo dodicimila affiliati) che è interessante da analizzare: laddove la politica appare spesso tutt’ora come uno degli ambiti ancora più sclerotizzati e difficili da “svecchiare”, la nascita di partiti di questo tipo, ideati e cresciuti tramite Internet, è una vera ventata di aria fresca. E, probabilmente, il futuro.

Tutto ebbe inizio nel 2006, in Svezia: l’imprenditore Rickard Falkvinge fu il primo ad ideare un vero e proprio Partito Pirata mosso da ideali come la tutela della libertà di informazione, della privacy e l’uso – secondo loro – eccessivo che si fa del copyright e di tutto quando è connesso ad esso. Dopo un inizio tiepido, alle elezioni del 2009 il movimento fa letteralmente il botto, riuscendo con il suo 7.1 % ad ottenere addirittura un seggio nel Parlamento Europeo, laddove la Svezia ne ha in tutto diciotto. Visti i risultati, non deve essere sembrata un’idea stupida imitare il fenomeno e, francamente, i fatti hanno dato ragione a personaggi come Sebastian Nerz e Andreas Baum, due giovani diventati ormai ufficialmente leader nazionale il primo e capolista il secondo in quel di Berlino.

Le idee alla base del Piratenpartei? Semplici – si fa per dire – concrete e ricalcano grossomodo quelle dei loro predecessori svedesi: libertà totale su internet contro ogni censura, affrancamento dal “giogo” del diritto d’autore, trasporti pubblici gratuiti, reddito minimo assicurato per ognuno e, dulcis in fundo, liberalizzazione (si tratta di pirati, in fondo) delle droghe leggere. Se molti di questi punti sono destinati giocoforza a creare moltissime polemiche, si fa apprezzare anche un’altra caratteristica: il Piratenpartei è conosciuto anche come Korsanpartisi, traduzione in turco del partito che sicuramente ha contribuito a conquistare molti voti tra i giovani oriundi che risiedono nella capitale tedesca.

Insomma, un uso massiccio di nuove tecnologie, una consapevolezza dell’importanza via via sempre più crescente che assumerà Internet all’interno della politica ed un tentativo – riuscito a quanto sembra – di integrare e coinvolgere attivamente anche gli immigrati e, soprattutto, i loro figli: se non il Piratenpartei in quanto tale, sicuramente qualcosa di simile è destinato a riproporsi ed ad avere successo, in Europa. Anche in Italia è presente un Partito Pirata, e com’è facile supporre si trova attualmente in fibrillazione dato il prodigioso risultato ottenuto dai “colleghi”. Vedremo se anche da noi, tra mille difficoltà – cercare di creare, oggigiorno, una strategia elettorale vincente contando prevalentemente sui voti di categorie come i giovani e gli immigrati non è esattamente come farsi una passeggiata in una pineta – saranno in grado di sfondare o se dovremo accontentarci di ben altri pirati che già da anni solcano i mari della nostra politica.

Scritto da il 24/09/2011

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