Perché è scoppiata la guerra in Libia?

E’ di pochi giorni fa la notizia che l’ex presidente della Repubblica Araba di Libia Muhammar Gheddafi, sarebbe morto a causa di un raid aereo americano mentre tentava la fuga in auto tra Sirte e Misurata. La guerra civile che da mesi sta interessando il territorio libico si è svolta, come sappiamo, tra le forze di liberazione nazionale e gli eserciti fedeli al colonnello, che ora sembrano avere avuto definitivamente la peggio. La morte di Gheddafi, catturato e freddato da un colpo di rivoltella alla testa esploso da un giovane insorto, apre un nuovo scenario politico dagli sviluppi quanto mai imprevedibili.

L’ipotesi che rimane più accreditata è quella di un governo democratico, posto sotto la protezione delle nazioni che sono intervenute, nel corso della guerra civile, in aiuto dei ribelli, e cioè su tutte la Francia e l’Italia, aiutate a loro volta dall’appoggio logistico e di intelligence degli USA.

Ma, tralasciando gli aspetti della guerra di liberazione del paese e quelli che derivano dall’analisi degli sviluppi di un conflitto che dura da almeno otto mesi, ciò che preme sottolineare è la riflessione sulle cause che hanno portato il paese alla soluzione estrema della guerra civile. Innanzitutto va detto che la Libia è il paese più ricco del Maghreb, cioè della parte di Africa Settentrionale che è stata interessata da una serie di rivoluzioni a carico dei governi di paesi come Egitto, Tunisia e Algeria. Quindi sicuramente va considerato l’effetto domino che le rivolte già innescate nei paesi vicini hanno prodotto, coinvolgendo nelle proteste e nella conseguente guerra civile anche la Libia. Tuttavia, se negli altri paesi dell’area le rivoluzioni popolari hanno trovato il proprio inizio a causa, semplificando al massimo, dell’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e della disoccupazione, nonché del non più tollerabile livello di reddito procapite, in Libia la situazione è stata diversa, almeno in parte. La Libia è il paese dotato delle maggiori riserve di petrolio dell’intero continente africano e il reddito annuo di un cittadino medio è pari a circa 11.000 euro. Quindi non è stata la fame a indurre la popolazione ad insorgere.

La ragione che mi sento di poter dare dell’improvvisa debacle del colonnello risiede nella conclamata (a questo punto) inutilità della sua dittatura nello scenario mondiale. Gheddafi ha costituito per anni, anzi per decenni, un frangiflutti nei confronti delle ondate migratorie che dall’Africa Subsahariana avrebbero interessato in misura consistente e addirittura ingestibile, se non ci fosse stato lui, l’intero continente europeo. Ma ora non serviva più. E l’europa, l’Europa che conta e non l’Italia, che come al solito era ignara di tutta la questione, ha deciso di sbarazzarsene. Ciò ovviamente e ancora una volta a detrimento dei contribuenti italiani che hanno pagato indebitamente ingenti somme che lo stato italiano ha destinato, almeno fino a un certo momento, a Gheddafi. Il governo in carica aveva infatti stipulato con la Libia del colonnello un trattato di amicizia con cui, in cambio del controllo dei flussi migratori, l’italia si impegnava a pagare nell’arco di più anni alla libia una somma pari a 5 miliardi di euro a titolo di risarcimento per i danni causati dalla colonizzazione italiana del paese due secoli fa (sic).

Scritto da il 22/10/2011

Un commento

  1. Anonimo ha detto:

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