Roma Capitale, di nome e di fatto

Il Consiglio dei ministri ha finalmente dato l’ok alla molto discussa Roma Capitale: si tratta di un provvedimento che, se approvato in via definitiva, andandosi ad aggiungere ad altri già emanati in passato, trasformerebbe Roma in una città “a statuto speciale”. Si parla di un vero e proprio trasferimento di poteri e stanziamento di risorse senza precedenti fino ad ora, il che rende facilmente comprensibili i soliti borbottii della Lega, con Luca Zaia che definisce questo come “un pessimo giorno” e via dicendo.

Tralasciando il fatto che, volendo proprio dirla tutta fino in fondo, se mai verrà presa in considerazione un’altra città d’Italia per qualcosa del genere la prossima sarà sicuramente Milano, è interessante valutare il provvedimento con occhi rivolti al futuro. Bene o male, Roma Capitale è una sorta di bypass che permette ad una realtà elefantiaca come quella della Città Eterna di riuscire a svincolarsi, anche se di poco, da pastoie burocratiche che, data la mole di territorio, di questioni e di popolazione, erano diventate evidentemente poco gestibili.

Se l’esperimento venisse riproposto per altre realtà all’interno del nostro Paese, se si riuscisse a snellire, anche solo di poco, il carico sulle Regioni forse – ma proprio forse – si potrebbe addirittura guardare ad un traguardo interessante: l’abolizione delle province. Tasto dolente per molti, Lega in primis, ma che in un’ottica di risparmio quanto mai necessario come adesso potrebbe rivelarsi un discreto jolly da calare. E infine, parliamoci chiaro: se una riforma scomoda come l’abolizione delle province non è in grado di farla questo Governo, sperare che in un futuro più o meno prossimo qualcun altro si accolli un simile fardello di impopolarità è quantomai utopistico.

Scritto da il 21/11/2011

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