Vi racconto perchè bevo: giovani e alcool al di fuori dei mass media

Mi sveglio. Ho voglia di farmi due risate. Accendo la tv ed inizio a guardare un telegiornale. Dopo i consueti 20 minuti di cronaca nera, propaganda politica e un servizio su un argomento alquanto frivolo contorniato da una buona quantità di tette e culi inizia un servizio sui giovani. Ovviamente realizzato da qualcuno che giovane non è. A carpire la mia attenzione è il tono con cui viene portato avanti il discorso: la voce appare allarmata, con un chè di bigotto. Le immagini mostrano ragazzi intenti a bere, a ballare, a baciarsi in maniera più o meno composta. Il centro di tutto è il cosiddetto “sballo”. Già lo sballo, il male di questo secolo a quanto pare. Dunque devo pensare che le generazioni precedenti non abbiano conosciuto nessuno stato di alterazione, siano sempre state lige al dovere e abbiano condotto una vita fatta di buone maniere e perbenismi. Poveri loro mi viene da dire.

Il problema è un altro: il mondo dei giovani viene raccontato per sentito dire, per episodi tragici, talvolta dipinto come sinonimo di perdizione a tutti i costi. E il più delle volte non ci si interroga sui motivi che portano i ragazzi a bere, fumare e quant’altro. Mi sono detto: io sono giovane, provo a spiegarvelo io. Sono il tipico studente universitario fuori sede, convivo con altri studenti in una città molto tranquilla. Per farvi capire, qui uno scippo finisce in prima pagina. Mi divido tra studio, faccende di casa, commissioni e amici. E una costante della mia vita è l’alcool. Non come le persone che si chiudono in bagno con la bottiglia, ma come un ragazzo di 22 anni che beve in compagnia. Oltre alle domande dei miei genitori, ci sono anche le mie. Perchè bevo? Me lo sono chiesto più di una volta. La risposta è sempre la stessa: per uscire dalla monotonia che mi circonda, per abbattere le inibizioni che la società negli anni ha creato in me. Per non pensare: questo non si fa.

Lo so, questa è una scorciatoia. Bisognerebbe riuscire ad evadere dalle prigioni della nostra testa senza l’ausilio dell’alcool. Ma a volte la via più breve è difficile da evitare. E’ un problema? Forse si. Ma non mio. Il sentire che la tv, i media e più in generale la società debbano giudicare il mio modo di vivere non mi piace. E peraltro nessuno si è mai interrogato sui perchè. Gli basta puntare il dito, trovare un nemico, qualcuno che li faccia stare meglio, qualcuno che sia peggio di loro.

Io bevo per divertimi. E come me migliaia di altre persone nel mondo. E per ognuno di noi che ogni tanto decide di abbandonarsi all’alcool c’è sempre qualcuno pronto a giudicare. A sentire la TV io ho un problema. Psicologi, tuttologi e illustri sconosciuti parlano del disagio dei giovani, dei loro vizi e delle loro paure. A mio modo di vedere invece, chi beve sa cosa sta facendo. Chi fuma sa esattamente cosa si prova dopo essersi fatti una canna. Non è una cosa che ti piove addosso, è una scelta. Non è un rifugio dai problemi, non è una maniera di voler cancellare la realtà. E’ un piacere, come il thè delle 5 per gli inglesi.

Ovviamente l’abuso è chiaramente dannoso. Esattamente come quello del caffè, delle patate fritte, della cioccolata et similia. D’altro canto penso ci sia un’età per tutto e questa è l’età per commettere gli errori. Per provare cose nuove e fare esperienze. Ubriacarsi è un’esperienza. E a dire la verità, di errori se ne fanno tanti. A volte ci si mette anche in pericolo, fisico e mentale. Dal tirare un pugno a un vetro al fare il numero dell’ex ragazza nel momento sbagliato. Eppure io non cancellerei nessuno degli errori che ho fatto, perchè sono un lato di me che viene spinto fuori da una birra di troppo. E mi hanno fatto crescere, capire i miei limiti e le mie paure. Mi hanno spinto ad affrontarle.

Quindi quando ascoltate il giornalista di turno piuttosto che il vicino di casa che vi parla del disagio dei giovani, tirate pure un sospiro di sollievo. Alcuni di noi sanno perfettamente cosa stanno facendo.

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Scritto da il 13/09/2011

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