Libia: chi è il cattivo?

Ultimamente il conflitto in Libia è stato sulla bocca di tutti, i mass-media sembrano non avere altro di cui parlare: il Raìs Gheddafi, i lealisti, i ribelli e la forze Nato sono l’argomento principale delle maggiori testate giornalistiche europee ed americane. Ma cosa sta succedendo davvero?


Stando a quanto riportato, la situazione dovrebbe essere semplice da capire: sull’onda delle rivoluzioni popolari più importanti che hanno interessato il Nord Africa, anche in Libia il popolo sembra essersi svegliato.
I ribelli hanno conquistato una città dopo l’altra, per poi perderle, e riconquistarle con l’aiuto della Nato, le quali contano numerose portaerei situate a largo delle coste libiche e che, con attacchi esclusivamente mirati a colpire obiettivi militari, non fanno altro che “salvaguardare” i diritti umani dei libici, minacciati dal dittatore.
Dall’inizio del conflitto il Raìs continua a diffondere messaggi di odio e minacce di vendetta contro l’invasore occidentale, ma sembra ormai destinato a perdere la sua guerra, a perdere il controllo sul suo paese e a sancire la fine del suo regime. Questo ovviamente sintetizzato è quello che si evince dal sistema mediatico da noi conosciuto, dai nostri telegiornali, giornali e radio; è quello che risponderebbe in media qualsiasi italiano davanti la domanda: “Lei è a conoscenza della situazione il Libia?”.

Certo è che più ci si informa su questa vicenda, più ombre e intrighi politici saltano fuori, cominciando dalle prove della presenza, ormai da anni sul territorio libico, dei servizi segreti inglesi e francesi, volta all’armamento delle milizie ribelli,  finendo con i presunti milioni che Sarkozy dovrebbe restituire alla famiglia Gheddafi per aver finanziato parte della sua campagna elettorale.

Non dieci o venti anni fa, ma appena nove mesi fa, la Libia di Gheddafi è stata eletta membro del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite con 155 voti a favore su un totale di 192 paesi aventi diritto. Nel 2003, quando della materia all’Onu si occupava un altro organismo di nome Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, la Libia venne addirittura eletta alla sua presidenza, con 33 voti a favore, 17 astensioni e solo tre contrari.
Perchè un così radicale cambiamento di tendenza?

Oltre al nuovo atteggiamento che le potenze straniere hanno assunto nei confronti della Libia, c’è  un altro fattore interessante da considerare: secondo la lega degli studenti libici in Italia e in particolare del loro esponente Nuri Ahusain, il Raìs si avvale ancora di una fiducia incondizionata della maggior parte del  popolo libico. E non solo: sempre  secondo la lega studenti libici, i cosiddetti ribelli sarebbero nient’altro che mercenari che fanno capo alle potenze della Nato; la rivoluzione libica, se così si può chiamare, non sarebbe quindi libera come quella tunisina, ma indotta, finanziata e controllata da una regia occidentale. Anche i nostri media hanno fatto presente che  esiste una buona parte della popolazione dalla parte del colonnello, ma si sa che con l’arte giornalistica è semplice non dare il giusto peso a certe notizie e farle poi passare inosservate.

Prima di giungere a conclusioni affrettate è bene ricordare che il colonnello Gheddafi, quale capo della rivoluzione, si insediò al potere nel 1969 in seguito a un colpo di stato, riuscendo in poco tempo a raggiungere l’indipendenza economica per il suo paese grazie alla nazionalizzazione delle proprie risorse minerarie e petrolifere, fornendo poi sussidi statali per i più poveri, assistenza sanitaria e istruzione gratuita.

In tanti pensano al petrolio come motivo scatenante l’intervento armato occidentale, in più la decisione di Gheddafi di instaurare una moneta aurea per le contrattazioni sul greggio, abbandonando quindi il dollaro, sembra proprio la classica goccia che fa traboccare il vaso. Si parla di una rivoluzione popolare o semplicemente di un tentativo di un colpo di stato guidato dagli Stati Uniti e dalla Francia? Ricordiamo il Venezuela e il colpo di stato manovrato dalla Cia nell’aprile del 2002: in quella occasione il presidente Hugo Chavez riuscì a tornare al potere, chiamato a gran voce dal popolo. La verità può anche stare in mezzo, come spesso accade, o come spesso ci vogliono far credere. Di pochi giorni fa è la notizia  che i ribelli hanno deciso di creare una propria Banca Centrale; la CNBC intervistando Alex Newman (giornalista di estrazione repubblicana) ha chiesto: “E’ la prima volta che un gruppo rivoluzionario ha creato una banca centrale mentre è ancora nel bel mezzo di una lotta contro il potere politico radicato?” risposta: “Certamente sembra indicare quanto straordinariamente potenti siano diventati i banchieri centrali”. Se il regime di Gheddafi cadrà, sarà interessante vedere come la Banca Centrale creata dai ribelli instaurerà i propri rapporti con le banche mondiali, se l’industria petrolifera nazionalizzata nel ’69 verrà frazionata e venduta ai privati esteri, se i servizi sanitari e l’istruzione rimarranno statali come lo sono stati con il Raìs.

“Coloro che si sentono irritati dalla nostra amicizia con il Presidente Gheddafi possono andare a fare un tuffo in piscina.“ (Nelson Mandela)

 

Ne stiamo parlando qui.

Scritto da il 01/09/2011

Lascia un commento

XHTML: Puoi utilizzare i seguenti tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>