Incidente Nucleare in Francia: conviene nel 2011?

E’ di poche ore fa la notizia dell’incidente nella centrale nucleare avvenuto alle 11:45 di questa mattina nella regione del Gard, Sud della Francia. La centrale si trova a circa 250km da Torino. Immediatamente ho pensato alla frase che tutti avremo sentito: “Ma tanto l’energia nucleare noi la compriamo dalla Francia”.

Seguita da “E se succede qualcosa in Francia, non ci andiamo di mezzo?”.
Vi siete mai chiesti quanta energia compriamo dalla Francia?

L’INCIDENTE NUCLEARE IN FRANCIA - Ore 11:45 AM, giorno 12/09/2011, centrale nucleare di Marcoule nella regione Gard, sud della Francia. Un morto (il corpo è stato trovato carbonizzato) e quattro feriti (di cui uno grave) è il bilancio parziale dell’incendio che ha provocato un’eseplosione all’interno del sito di stoccaggio per i rifiuti radioattivi. Pare sia scoppiata la fornace dell’impianto. Dalla Francia fanno sapere che, per il momento, non ci sono emissioni radioattive. E ora siamo tutti più tranquilli, perché i produttori di energia nucleare dicono sempre la verità riguardo i pericoli di questa fonte, come quando la Tepco (Tokyo Electric Power Company) ha aspettato due mesi per dire cose che si sapevano 5 ore dopo il disastro.

COSA E’ UNA FORNACE? – Le scorie radioattive sono ciò che rimane del combustibile usato dai reattori nucleari, e si tratta di materiali inquinanti nonché altamente radioattivi, che devono essere smaltiti. La gestione delle scorie è infatti uno dei grandi problemi che la produzione di energia nucleare comporta. Ci sono due alternative per sigillare le scorie in modo da limitare i danni della loro permanenza. La prima prevede il travasamento in barili di acciaio in assenza di aria, procedura seguita da una colata di calcestruzzo sul barile che lo chiude ermeticamente (pratica detta “botti a secco”). La seconda è detta processo di vetrificazione: scorie e biglie di vetro vengono fusi all’interno di una fornace, il prodotto sono lingotti di vetro radioattivo, successivamente sigillati in custodie d’acciaio e trasferiti in strutture adeguate. Nonostante queste pratiche, le scorie continuano ad essere dannose per l’ambiente in cui si trovano.

NE ABBIAMO BISOGNO? – Sull’onda dell’allarmismo causato dall’incidente giapponese, e della perdita di consensi dell’attuale governo, pochi mesi fa si è tenuto un referendum nazionale che ha abolito definitivamente (si spera) il ritorno all’energia nucleare. Per la seconda volta, visto che il popolo italiano si era già espresso nel 1987. Tuttavia, attualmente l’Italia acquista energia nucleare da alcuni paesi europei, Francia compresa. Lo sapevate? Sapevatelo. E’ questa l’argomentazione che da molti sostenitori del nucleare viene portata come alfiere: che senso ha non produrre energia nucleare per poi acquistarla da chi ne produce? Un momento. Prima di proseguire il discorso, cerchiamo di capire quanto compriamo, e perché.
Il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani, in una riunione dei ministri europei, a Bruxelles, afferma: “il 19% dell’energia che consumiamo in Italia è prodotta dal nucleare” poiché “tutti i paesi europei hanno centrali”. Non è vero.

QUANTA ENERGIA NUCLEARE COMPRIAMO? E DA CHI? Ecco qualche calcolo recente. Secondo l’Autorità Per L’Energia Elettrica e il Gas, nell’anno 2009, abbiamo acquistato 47.070,6 GWh di energia da Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e Grecia. Tre di questi paesi producono energia anche grazie al nucleare. Quanta, per la precisione?
La Francia esporta in Italia, nel 2009, 11.939 GWh di energia, e nel 2009 il 78% della sua produzione energetica proveniva dal nucleare, si avrebbero quindi 9.740 GWh effettivi di energia nucleare importata.
Per quanto riguarda la Svizzera, sempre nel 2009, importiamo 24.975 GWh, mentre la produzione nazionale è attribuibile al nucleare per il 39%, risultando così 9.750 GWh di energia nucleare importata.
Per concludere, la Slovenia basa il 40% della sua produzione energetica sul nucleare, esportando così in italia 2.709 GWh di energia nucleare effettiva, rispetto ai 6.773 GWh complessivamente esportati nel nostro paese.
C’è da dire che parte dell’energia che acquistiamo dalla Francia, in parte viene veicolata (e risulta quindi importata) dalla Svizzera.
Austria e Grecia non producono energia nucleare. Il risultato di questi calcoli è che nel 2009 abbiamo importato effettivamente 21.761 GWh di energia nucleare.

MA QUANTA NE CONSUMIAMO? – E’ presto detto: il consumo interno lordo di energia elettrica in Italia, per l’anno 2009, secondo i dati Terna (società responsabile, in Italia,della trasmissione di energia elettrica sul territorio nazionale), è stato di 337.601 GWh. Ciò significa che la stima dell’energia nucleare che compriamo da altri paesi è pari al 6,5% di quella che consumiamo in un anno. Non certo una quota così consistente.

ALLORA PERCHE’ IMPORTIAMO? – La produzione elettrica delle centrali nucleari ha limitate possibilità di modulare la potenza prodotta: in parole povere, le Francia, durante la notte, produce energia superflua che l’Italia acquista a basso costo. Così le centrali italiane meno efficienti e le centrali idroelettriche a bacino vengono fermate durante la notte. Allo stesso tempo, si procede all’attivazione delle stazioni di pompaggio idriche, le quali sono in grado di accumulare energia per poi rilasciarla durante il giorno. E’ per questo motivo che all’Italia economicamente conviene importare energia dall’estero. In secondo luogo c’è l’ENEL, la quale ha spesso quote di partecipazione nelle centrali nucleari estere.

L’ENEL USA IL NUCLEARE – Ad esempio, in un accordo con EDF nel 2005, il nostro Ente Nazionale Energia Elettrica compra una bella quota: 12,5% del reattore nucleare dell’impianto nucleare di Flamanville (già, in Francia), mentre nel 2007 viene firmato un accordo dove ENEL si assicura la stessa quota futura per quanto riguarda altri cinque impianti, più l’opzione di poter partecipare ad operazioni future analoghe riguardanti altre eventuali costruzioni nucleari in Europa e nel Mediterraneo. La costruzione dell’impianto di Flamanville è iniziata a dicembre del 2007.
Ah, ma non è tutto. Nel febbraio del 2005 ENEL acquista il 66% di Slovenskè Elektràrne a.s., società leader nella produzione di elettricità in Slovacchia ed Europa centro-orientale. Un bell’affare ragazzi: 7.000 MW di potenza, di cui ben 1.762 MW generati, indovinate un po’? Da quattro reattori nucleari. Inoltre, la stessa ENEL si è offerta di finanziare la costruzione di due nuovi reattori da aggiungere alla centrale elettronucleare di Mochovce, visto che il progetto era accantonato dal 1991 per mancanza di fondi. La costruzione dei reattori è ripartita da giugno 2009.
Al momento il Ministero dell’Economia e delle Finanze Italiano è l’azionista di riferimento per ENEL S.p.a., possedendo una quota diretta e indiretta del 31%. Qualcuno potrebbe dire che l’Italia usa il nucleare, ma nessuno lo sa. Almeno col referendum siamo riusciti a limitare i danni sul territorio nazionale, sembra quasi che siamo i furbi della situazione, e non gli ecologisti.

MA IL NUCLEARE COSTA DI MENO? – In uno studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) viene dimostrato che gas e carbone hanno costi anche inferiori a quelli del nucleare. Non a caso in Europa è mediamente più diffuso l’uso del carbone rispetto all’Italia, ma questo dipende anche dalle riserve naturali. Infatti l’Austria (senza nucleare) basa la sua produzione energetica sull’energia idroelettrica, mentre la Danimarca (senza nucleare) su quella eolica, grazie anche alle risorse sul territorio necessarie.

IL NUCLEARE CONVIENE? – A chi lo produce sicuramente si, altrimenti non ci sarebbe tutto questo interesse nel diffondere una fonte di energia così potenzialmente pericolosa. L’economia energetica italiana si basa (quasi l’80% della produzione totale) su centrali termoelettriche, le quali funzionano principalmente a gas, che proviene per il 90% dall’estero, e per il 12,5% dalla Libia, motivo per il quale Berlusconi voleva bene a Gheddafi.
A chi abita vicino le scorie, sicuramente non conviene. Altrimenti non si spiega perché a Vrbina (Slovenia) sarà aperto un sito nel 2013, e per le popolazioni coinvolte è prevista una compensazione di 5.000.000€ l’anno: costano tanto le vite umane, lasciando da parte Tsunami, esplosioni di Fornaci e scongiurando guerre dove gli obbiettivi militari diventerebbero le centrali nucleari. Qua già facciamo problemi per una discarica, figuriamoci quando si tratterà di depositare le scorie.

 

Scritto da il 12/09/2011

Un commento

  1. [...] è che sia davvero un caso già chiuso, l’incidente potrebbe farci nuovamente riflettere sull’uso dell’energia nucleare. Per rimanere sul tema in Kenya, vicino Nairobi, circa cento persone sono morte in seguito [...]

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