Thiago Motta uno di noi

Il 6 febbraio scorso è arrivata la prima convocazione da parte del ct dell’Italia Cesare Prandelli per il centrocampista dell’Inter, la seconda non s’è fatta attendere. Thiago Motta è nato e cresciuto in Brasile e ha giocato nella Nazionale del suo paese (Under 17 e Under 23), ma viene da una famiglia italiana e ha quindi ottenuto il doppio passaporto.
Ma non è il solo. Mauro German Camoranesi, nato e cresciuto in Argentina, ha avi nostri connazionali. Cristian Ledesma, anch’egli argentino, ha sposato un’italiana. Amauri, sempre ignorato dallo staff della Seleção, è stato naturalizzato italiano perché ha sposato una brasiliana naturalizzata italiana. Sì, pare complicato, ma in realtà è molto semplice.

Ci sono giocatori che non hanno avuto (chissà perché!) spazio nella nazionale del loro paese d’origine e la nostra non si è lasciata sfuggire l’occasione di preparare pratiche, scartoffie, documenti e quant’altro per accaparrarsi questi scarti. Al di là del valore tecnico di questi giocatori (potrei scrivere una decina di cartelle a riguardo, ma ve le risparmio), il punto fondamentale è che non sono italiani e di conseguenza non dovrebbero vestire la maglia azzurra. Poco importa se sono oriundi grazie al cugino della nipote dello zio della nonna.

Un calciatore è nato e cresciuto in Argentina? Giocherà nell’Argentina.
Non viene convocato? Non avrà l’onore di indossare i colori del suo Paese.

Succede a migliaia di giocatori, non per questo vengono demonizzati. Ciò che più mi infastidisce è che noi siamo una seconda scelta. Credete veramente che Amauri tra l’Italia e il Brasile avrebbe scelto l’Italia? No. Anzi, ha dichiarato proprio il contrario. Aggiungo un’ultima cosa, una nota preventiva, perché sono diffidente di natura: Mario Balotelli è nato e cresciuto in Italia.

Scritto da il 21/03/2011

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