L’eterna ciclicità della Natura Belligerante dell’Uomo

Sono convinta che, all’inizio di una guerra, non si realizzi mai la gravità della cosa.
Al tramonto della Prima Guerra Mondiale, l’Europa giaceva nel suo spazio geografico dilaniata, stremata, in silenzio.
Tutti avranno pensato, magari per un istante, di poter temere l’Uomo. Questi uomini che hanno fatto la guerra devono aver pensato di essersi spinti un po’ più in là, « questa volta ».
Dopo una guerra, c’è sempre la fase esistenziale.
Nascevano patti e vari accordi stipulati tra le Nazioni vincitrici, il patto Briand-Kellogg (1928), gli Accordi di Locarno.
Questi ultimi lasciavano intendere a qualcuno un certo spirito, uno stato d’animo oserei. L’ésprit de Locarno, nato dalla Conferenza tenutasi nella città del Canton Ticino, in Svizzera, a cui aderirono una sessantina di Stati impegnandosi a considerare la guerra uno strumento illegale. Ai protagonisti della conferenza, Aristide Briand, Gustav Stresemann e Austen Chamberlain fu conferito il premio Nobel per la Pace.
Siamo al 20 Marzo 2011, l’asse terrestre ha un’inclinazione leggermente differente da quella che aveva nel ’28, i climi stanno cambiando, molto sta cambiando.
La natura dell’Uomo non cambierà mai.
E’ possibile, mi chiedo, sostenere una tesi contraria al fatto che bisogna arrenedersi (attivamente, ma pur arrendersi) alla natura umana ? E in questa epoca poi, in cui non dobbiamo combattere per sopravvivere, vale di più avvalersi delle armi ?

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Scritto da il 22/03/2011

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