Libia no, Cina sì!

Posso dire? Gheddafi è probabilmente uno dei potenti più repellenti sulla faccia della terra. Così, a pelle. Il modo di fare, i vestiti, i figli che fanno i pagliacci in Italia (quello che giocava con l’Udinese) e le divinità intoccabili in Svizzera (quello che ha malmenato i propri dipendenti). Quelle azioni della Juventus (!)*.

Bene. Siamo tutti d’accordo. Veniamo al dunque: in questi giorni si sta rinfacciando al Premier il suo atteggiamento prono al dittatore libico. Opportuno, anche se forse eccessivo visto che, ci piaccia o no, è da sempre che ci facciamo affari. Potremmo contestargli il bacio all’anello, ma che il nostro non-tanto-amato Premier si distingua spesso per le sue uscite di dubbio gusto non è certo una novità.
Mi ha un po’ fatto storcere il naso Romano Prodi. Ebbene sì, il nostro ex premier, l’unico in grado di sconfiggere il Silvio per ben due volte, ha fatto la sua uscita annuale (gli si deve dare atto di farsi gli affari propri per la maggior parte del tempo), pontificando sul fatto che l’attuale premier non avrebbe preservato la dignità del paese nei confronti della Libia.


Un po’ opportunistico, potrebbe pensare qualcuno.
Un po’ peggio, dico io: quello che negli anni settanta e ottanta era considerato un “tecnico” della Democrazia Cristiana è, dichiaratamente, un fanatico della Cina. “Fidiamoci della Cina” disse due anni fa.
Mi chiedo con che faccia tosta uno che sostiene la Cina (che da quanto mi dicono non sarebbe proprio proprio un regime democratico) si permette di fare la morale a chi ha sostenuto, comunque in qualità di Premier e anche per gli interessi della nazione, un accordo economico con la Libia e ne tollera il leader.

Siamo talmente ridotti male dal dover leggere sulla home page del Corriere della Sera questi completi blackout di quello che, come minimo, definirei “buon senso”. Ora, con permesso, vado a lavarmi che mi sento sporco.

* Avete sbagliato re del petrolio.

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Scritto da il 24/02/2011

Un commento

  1. [...] era per farmi perdonare per l’articolo “pro Silvio” dell’altro [...]

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