Il Giornale e il suo mondo bicromatico.

Criticare il Giornale è un po’ come sparare sulla croce rossa. Il problema è che, questa croce rossa, i tuoi proiettili, neanche li sente. Vive in un mondo tutto suo.

Da quando a Indro Montanelli è stata sostanzialmente sottratta la sua creatura, il quotidiano ha sempre cercato di creare per i propri lettori un mondo bicromatico. Questo è nero, quello è bianco. I lettori del Giornale hanno bisogno di essere informati in modo diretto e semplice, diamine, non hanno mica tempo da perdere per riflettere sui concetti di giusto o sbagliato. Glielo dice Sallusti.

Ricordo che nell’ottobre del 2007 sentì, la mattina, della notizia della richiesta del pm nei confronti di Cuffaro e della visita di Putin a Tehran con tanto di tappeto rosso e acclamazione pubblica.
A parte la periodica notizia giudiziaria, la visita dell’amico di Silvio (bianco*, buono) presso l’arcinemico Ahmadinejad (nero*, cattivissimo) era un’occasione troppo ghiotta per non curiosare tra le pagine del Giornale per leggere cosa mai avrebbero scritto di questi eventi.
Mi comprai quindi il Giornale e il Corriere della Sera, per fare un confronto. Il quotidiano di via Solferino mise degli accenni in prima pagina e approfondì quindi nelle interne (5 e 7, potrei sbagliarmi).


Iniziai quindi a cercare le stesse notizie sul Giornale. Vi posso garantire di essermi letto pure la programmazione dei cinema di Lissone, ma di Cuffaro non si parla, neanche per pontificare sui pm rossi.
Ben più succosa la questione Putin. Ebbene il quotidiano all’epoca diretto da Mario Giordano non ignorò l’evento, anzi: ne diede ampio spazio a pagina 13 in un riquadro posizionato in fondo a sinistra della esatta dimensione di un biglietto da visita. Sostanzialmente un’agenzia ansa, ovvero la notizia nuda e cruda.

D’altro canto quando si dirigono quotidiani di un certo tipo bisogna anche usare certe precauzioni: hai allenato per più di un decennio i tuoi lettori a catalogare gli attori politici con un sistema binario, come glielo vai a spiegare che il superamico di Silvio va a farsi fare accogliere come un messia nella capitale del peggiore stato canaglia? Uno potrebbe dare di testa. Almeno messa così poteva sembrare una visita irrilevante, formale, un fastidio per Putin.

Ecco, spero vi sia piaciuto l’aneddoto. Tutta una scusa per farvi leggere un estratto di un articolo del 2 febbraio del grande editorialista Paolo Liguori, meglio noto per le sue rispettate opinioni in campo calcistico. Si parla di Gheddafi:

A occhio, è rimasto l’unico nostro alleato certo ed affidabile sulle coste nordafricane, a poche ore di barca e a tiro di missile dalle nostre spiagge. E, se si considera anche soltanto l’influenza di queste crisi sui mercati del petrolio e del gas, è una bella fortuna che il nostro Presidente del Consiglio abbia un forte rapporto personale, oltre che politico, con il leader libico.
Per fortuna, che c’è Gheddafi. Altro che leader autoritario, poco rispettoso delle donne. Sono barzellette buone per una sinistra italiana rincitrullita ed incanaglita.


Ma che poi, dico, stai scrivendo l’articolo dopo che sono già scoppiate diverse rivolte in nordafrica. Non ti viene il dubbio che possa cadere anche Gheddafi?
Volete sapere la verità? Il dubbio gli era pure venuto, ma conosce bene i suoi lettori: memoria da pesci rossi e alta capacità di adattamento alla ragion di Silvio.

Ecco, era per farmi perdonare per l’articolo “pro Silvio” dell’altro giorno.

* Non nel senso della carnagione, mi raccomando. Anche perchè Ahmacoso è sul giallo ocra.

Scritto da il 26/02/2011

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