Yara e Sarah: come ti catalizzo l’attenzione sul nulla

Negli ultimi mesi due giovani ragazze di 13 e 15 anni sono scomparse ed una, purtroppo, è stata anche uccisa (Sarah Scazzi) anche se a distanza di quasi quattro mesi non è ancora ben chiaro da chi e come.

Dell’altra (Yara Gambirasio) ad oggi non ci sono notizie. E’ spuntato un colpevole, in seguito rivelatosi estraneo a qualunque responsabilità, e poi nulla: si batte ogni pista (come dire, non sappiamo dove sbattere la testa).

Se mettiamo da parte un attimo l’angoscia che ci può provocare la notizia della scomparsa misteriosa di una ragazzina, non possiamo esimerci dal  notare l’assoluta sproporzione tra la quantità di ore di trasmissioni, dibattiti, interventi dedicati ai due casi e la quantità di eventi concreti su cui discutere: il giornalismo, soprattutto quello televisivo, ormai non si nutre più di notizie relative a fatti  accaduti, ma unicamente di situazioni che possono creare emozioni negli spettatori.

Per settimane abbiamo visto in televisione troupe impiantate stabilmente davanti alla casa di Sarah, dello zio, davanti al Tribunale e alla caserma dei Carabinieri, giornalisti più o meno improvvisati sguinzagliati per il paese, per il cimitero, per le campagne, alla ricerca di cosa?

Di qualcuno che avesse notizie sul rapimento? Di qualcuno che avesse delle ipotesi? Di un pubblico ministero o un investigatore?

No.

Abbiamo assistito a interminabili dirette sulle persone che andavano a visitare la casa della vittima, dello zio, o addirittura in pellegrinaggio al pozzo dove è stato ritrovato il corpo. Anche la diretta del funerale è ormai diventata d’obbligo. Ma alla fine, oltre al contorno di emozioni più o meno nobili che tali servizi televisivi possono sollecitare nello spettatore, la funzione d’informare a cosa si è ridotta?

Chi, per assurdo, avesse seguito tutte le dirette e le trasmissioni dedicate all’argomento, oggi come oggi che cosa saprebbe del fatto, delle persone coinvolte, dell’ambiente in cui è maturato e di tutto ciò che può rendere una persona informata?

Poco o niente: questo ipotetico spettatore totale avrebbe nella testa, gettate alla rinfusa, solo centinaia di opinioni più o meno qualificate, sicuramente non obiettive (in questi frangenti criminal – televisivi gli avvocati la fanno da padroni), e avrebbe il ricordo fuggevole di qualche emozione dolorosa o sdegnata: un po’ poco rispetto alle ore e i giorni passati a seguire la vicenda.
Anche con la piccola Yara l’informazione (chiamiamola ancora così) ha preso la medesima piega: speriamo solo che l’esito (reale) della vicenda sia migliore.

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Scritto da il 19/12/2010

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