Tessera del tifoso: i dubbi

A partire dalla prima giornata della stagione calcistica in corso è entrata in vigore, dopo diversi mesi di gestazione, la Tessera del tifoso, novità fortemente voluta dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni. E’ necessaria per potersi abbonare in un qualsiasi settore dello stadio e per acquistare biglietti del settore ospiti nel caso delle partite in trasferta.


L’osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive informa che «La tessera del tifoso è uno strumento di “fidelizzazione” adottato dalla società di calcio. […] Rilasciata dalla società sportiva previo “nulla osta” della Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi (DASPO in corso e condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni), fidelizza il rapporto tra tifoso e società stessa». La tessera è stata resa obbligatoria da una circolare, non da una legge; tutte le società sono state però “spinte” ad adottare questo provvedimento.

Quali sono le novità portate dall’introduzione della tessera? La prima dovrebbe essere la fidelizzazione, già di per sé forte con l’abbonamento. Dovrebbe anche essere il mezzo che secondo gli ideatori eliminerà la violenza negli stadi perché non possono sottoscriverla i soggetti che hanno subito un DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) negli ultimi 5 anni. Il mancato possesso della tessera non ti impedisce però di andare allo stadio, ma solo, come già detto, di fare l’abbonamento e di entrare nel settore ospiti. Le tifoserie italiane, sia gruppi ultras sia club meno caldi, che si sono rifiutate di sottostare a questa circolare, hanno trovato una soluzione per continuare a seguire la loro squadra: acquistano biglietti per altri settori, mescolandosi così ai tifosi di casa, facendo aumentare il rischio di attriti e atti di violenza. Gli ideatori della tessera sembrano infatti ignorare che molti dei fatti più gravi che la storia del tifo ricordi non sono accaduti dentro gli stadi, ma fuori. L’Osservatorio ed il CASMS (Comitato di Analisi per la Sicurezze nelle Manifestazioni Sportive), che hanno il compito di monitorare i comportamenti delle tifoserie, quando si sono resi conto che la circolare ignorava tali eventualità, hanno iniziato a vietare la vendita dei tagliandi ai residenti in certe province o regioni in base al livello di pericolosità del match in questione. Non è però ancora chiara la logica di queste restrizioni: hanno lasciato aperto a tutti il derby tra Palermo e Catania per la prima volta dopo la morte dell’Ispettore Raciti nel 2007, ma hanno vietato ai liguri sostenitori della Sampdoria di andare a Parma e ai bresciani di seguire a Milano la squadra della loro città, nonostante le tifoserie interessate fossero gemellate da più di vent’anni. Hanno impedito così una serata di festa all’insegna della sportività, generando le proteste dei tifosi e, per la prima volta, anche di alcune importanti testate giornalistiche.

Si osservi inoltre che la tessera, con foto e dati del tifoso, dovrebbe servire ad identificare le teste calde tramite una schedatura. Ma già da qualche anno, per accedere agli impianti sportivi, è necessario mostrare un tagliando con il proprio nome e un documento d’identità. L’unica vera novità sembrerebbe quindi essere sul piano economico: la tessera è una vera e propria carta di credito ricaricabile, con identiche funzioni, costi e caratteristiche. Tra queste, naturalmente, la tracciabilità del cliente. Cliente, parola questa che i tifosi più affezionati al calcio di una volta hanno mal digerito.


Un’altra critica riguarda sempre il lato economico: Giancarlo Abete, presidente della FIGC e uno dei maggiori sostenitori di questa novità, è fratello del Vicepresidente dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e presidente della Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Insomma, ci vedono del marcio. Non sappiamo quale sarà il futuro della tessera: ciò che è sotto gli occhi di tutti è che con la sua introduzione stanno diminuendo gli spettatori sugli spalti. Probabile quindi che aumentino gli abbonati alle pay-tv.

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Scritto da il 13/12/2010

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