Il Milan non è solo

Il Milan non è solo. Questo sembra dire una delle peggiori giornate di campionato degli ultimi tempi, priva di gol e di emozioni, se non fosse per leprodigiose marcature di Quagliarella Cavani.

Il primo napoletano di nascita, ma quasi rinnegato (almeno da parte dei tifosi della sua ex squadra).
L’altro adottivo solo da un paio di mesi, ma già entrato nel focoso e vorace cuore di tutti i partenopei.

Gli attaccanti in questione segnano reti meravigliose regalando un piccolo conforto ai nostri occhi, ormai immiseriti dallo scarso spettacolo offerto nelle otto partite in tabellone: solamente tredici gol, con il derby della lanterna tra Samp e Genoa rimandato per neve e l’Inter nella sgargiante e afosa Abu Dhabi per la FIFA Club World Cup.

Match non bellissimo ma denso di indicazioni per il futuro del campionato l’hanno giocata Milan e Roma. I giallorossi tornano da San Siro con tre punti strappati alla capolista, apparsa pallida e sfilacciata, lontanissima dalla scoppiettante squadra che ha battuto il Bologna la scorsa settimana. Fino a due giorni fa si diceva che il Milan il campionato l’avrebbe ammazzato, l’avrebbe cannibalizzato, come l’Inter negli ultimi anni. Invece no. Il Milan è battibile, ma soprattutto non s’è ancora convinto che questo campionato può (e deve) vincerlo. Soffre di una specie di complesso dell’incompletezza, per cui appena arriva il momento decisivo in cui dovrebbe mostrare i muscoli e gonfiare il petto non compie l’ultimo passo per consacrarsi agli occhi di tutti. Non poco hanno pesato la precoce assenza di Pirlo, consacrato cervello della squadra, e le prestazioni di Ibrahimovic e Seedorf, non all’altezza della loro fama. E poi, per dirla tutta, non ci può pensare sempre lo svedese a togliere le castagne dal fuoco nelle partite problematiche. Con l’Inter lo faceva sempre, certo, e così i nerazzurri hanno vinto più di uno scudetto. Ma quell’Inter era anche fatta dei gol fugaci di Cruz, della costanza degli argentini Cambiasso e Zanetti, e soprattutto dell’affilatissimo fioretto di Maicon.


La Lazio di Reja non si lascia sfuggire l’occasione lasciata dai rossoneri: a Udine vince l’unica partita della giornata ricca di gol, contro la squadra di casa ormai in netta ripresa dopo il penoso avvio di stagione. Forse i biancazzurri non manterranno questi ritmi fino alla fine, ma di certo nel momento in cui ci si dovrà sedere al succulento tavolo delle qualificazioni Champions potranno dire la loro forti di una certa autorità.

Si conferma squadra tenace e combattiva il Napoli, vittoriosa negli ultimi minuti (come potrebbe essere altrimenti) su un campo sempre ostico come quello di Via del Mare: il gol di Cavani contro il Lecce non fa altro che confermare la crescita di un giocatore potenzialmente importante anche a certi livelli.

Delude invece la Juve, in vantaggio per quasi tutta la partita a Verona (sempre peggio il terreno di gioco del Bentegodi) e in dieci da metà partita, ma raggiunta dal Chievo all’ultimo minuto. Ai bianconeri mancano la tenacia e il cinismo di prendersi tre punti dopo una partita in vantaggio. Krasic, come quasi tutte le domeniche, ha dato uno spettacolo a tratti impressionante per la velocità e facilità con cui salta gli avversari (a patto che non venga raddoppiato), a tratti sconsolante per la sua inefficacia sotto porta; ma la grana del giocatore serbo è di quelle preziose: si farà.


In chiusura, due parole sull’Inter campione del mondo contro i semidilettanti del Mazembe: i nerazzurri sono i primi del mondo in questo morente anno solare, ma solo ed esclusivamente grazie alle impressionanti vittorie dell’anno scorso, visto che la stagione in corso sembrano non averla ancora iniziata.

Comprensibili le dure parole di Benitez contro la società. Lo spagnolo ha le sue colpe, come una certa indolenza nella gestione delle partite e una presenza meno fascinosa di quella di Mourinho (non propriamente una colpa, per quanto agli occhi dei tifosi a volte lo sembri). Ma il presidente Moratti ne ha forse di maggiori per non avergli messo a disposizione una squadra all’altezza della carica di campioni nazionali e continentali. Vedremo come si concluderà la faccenda. A naso la sensazione è che Moratti potrebbe cogliere la palla al balzo per cacciare un allenatore che non ha mai amato più di tanto sin dall’inizio, ma probabilmente non lo farà. Gli mancano l’istintività e, volendo, la vitalità degli anni passati.

Scritto da il 20/12/2010

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