Daspo per manifestanti

E’ del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano la proposta di introdurre una sorta di DASPO anche per chi scende in piazza a protestare. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ne è entusiasta.

Il DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) nasce nel 1989 con l’approvazione della legge 401 del 13 dicembre per cercare di estromettere i tifosi violenti dagli stadi, soprattutto quelli di calcio. Può durare da uno a cinque anni e può prevedere da zero a tre comparizioni in Questura o presso un ufficio di Polizia in base alla gravità dell’atto commesso.

I contrari all’estensione del DASPO ai manifestanti gridano all’incostituzionalità. Sono elencati di seguito i diritti che quello che potrebbe chiamarsi DAPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni POlitiche) violerebbe nel caso in cui mantenesse le stesse caratteristiche del decreto già collaudato sulla pelle dei tifosi.


- Art. 13, comma 2: Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria.
Contrasterebbe con la flagranza differita, che prevederebbe la possibilità di arresto fino a 48 ore dopo il presunto reato. In questo modo le forze dell’ordine avrebbero il tempo di visionare immagini e riprese per poi eventualmente procedere al fermo.
Per la Costituzione, tuttavia, dopo la consumazione del reato è possibile procedere all’arresto solo per ordine della magistratura.

- Art. 21, comma 1: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Dal 30 aprile 2007, con l’entrata in vigore della Legge Amato, è vietato esporre striscioni, anche non offensivi, all’interno degli impianti sportivi senza prima aver ricevuto l’autorizzazione della Questura. Una sorta di censura preventiva. Il passo dallo stadio alla piazza sembra breve.


- Art. 27, comma 2: L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Il Daspo viene inflitto a partire da una denuncia e a discrezione della questura, senza che sia preceduta da un processo. Verrebbe quindi meno il diritto di presunzione di innocenza. Per la Corte Costituzionale non è così: il DASPO, secondo la sentenza 502 del 2002 (ben quasi tredici anni dopo l’approvazione della legge), è una misura preventiva in attesa del processo, che però, vista la nota lentezza del sistema giudiziario italiano, nella quasi totalità dei casi si apre a pena già scontata.

Gli ultras, dal canto loro, ricordano uno striscione esposto in quasi tutti gli stadi italiani quasi dieci anni fa che recitava “Leggi speciali: oggi per gli ultrà, domani in tutta la città” ed ora con non poca amarezza affermano: “Noi ve l’avevamo detto”.

Scritto da il 24/12/2010

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