Crisi: cambia il modo di fare la spesa

Secondo i dati Istat i consumi sono in calo, e anche per Natale si spenderà fino all’11% meno rispetto allo scorso anno

Se parlare di crisi può sembrare, a volte, un ragionamento astratto, esso diventa tangibile quando, dati alla mano, si valutano i consumi degli italiani, che in questi anni sono cambiati drasticamente: è finita l’epoca del consumismo esasperato, del “tutto e subito” che ha caratterizzato il modo di spendere degli italiani dal boom economico ad oggi. La crisi ha messo tutti di fronte alla necessità di scegliere, di contrattare, di fare la spesa in modo più accurato. Così si abbandonano i negozi all’ultima moda per gli outlet, anche se presentano spesso capi della stagione precedente; i discount si riempiono, al supermercato si cercano i prodotti in offerta, spesso si sceglie di acquistare nei mercati rionali, e via di seguito. Anche lo stile di vita si sta modificando: calano i viaggi lunghi e costosi, preferendo invece qualche week end fuori porta, e anche sulla scelta della sistemazione si vanno cercando le soluzioni più economiche, come piccole pensioni o bad&breakfast.
Ma soprattutto quello che balza all’occhio, è che comunque la gente spende meno, impara a fare rinunce, torna a fare delle scelte. Del resto i dati recentemente pubblicati dall’Istat parlano chiaro: la spesa media mensile per famiglia nel 2009 è pari a 2.442 euro, con una variazione rispetto all’anno precedente del -1,7%. Considerando poi che tale variazione incorpora sia la dinamica inflazionistica, sia la diminuzione del valore del fitto figurativo, la riduzione della spesa media mensile per consumi in termini reali appare alquanto significativa.
In particolare, diminuisce del 3% rispetto al 2008 la spesa media per generi alimentari e bevande (461 euro al mese).


Ma ad essere preoccupanti sono anche le proiezioni rispetto ai consumi natalizi del 2010: i dati Istat diffusi nelle scorse settimane certificano un aumento della disoccupazione (8,6%) e della cassa integrazione (oltre un miliardo di ore). A questo si aggiungono forti tagli che determineranno sia un peggioramento del welfare che aumenti abnormi delle tariffe e delle bollette..
A fronte di questi dati, Federconsumatori prevede un calo dei consumi natalizi del -11%, passando da una spesa di 6,2 miliardi di euro nel 2009 (pari ad una spesa a famiglia di 258 euro), ad una spesa di 5,5 miliardi nel 2010 (pari a 229 euro per famiglia). Accanto a ciò, un’indagine di Astra Ricerche, spiega che questo Natale la gente sceglierà di acquistare meno tecnologia e gioielli, mentre si prevede un ritorno ai consumi di base: si tornerà a regalare oggetti utili ed essenziali, come cesti di cibo, vestiti, libri e via di seguito.

Una risposta alla crisi, arriva ancora una volta dall’inventiva degli Italiani: l’ultima moda in fatto di acquisti si chiama “swap-shopping”.
 Importato direttamente dagli Usa e dall’Inghilterra, lo swapping è una pratica che consente di far incontrare chi vuole disfarsi di abiti e accessori dismessi da lungo tempo, ma ancora in buono stato, con chi ama variare il proprio abbigliamento senza svuotare il portafogli. Presso gli swap-shop, il cliente porta i propri vestiti, cinture e borse che non usa più. Questi vengono valutati e assegnati ad una categoria (medio, alto, altissimo). Il cliente può quindi scegliere cosa prendere spaziando all’interno delle categorie analoghe a quella in cui è stato collocato quanto ha lasciato.
Lo swapping avviene previo pagamento di una “tariffa”, che rappresenta il guadagno del commerciante che mette a disposizione il proprio negozio per questa pratica. In Italia è sorto il primo negozio del baratto a Roma.


Gli acquisti “alternativi” trovano poi un’altra valvola di sfogo nei “moving shops”: esercizi ambulanti che si spostano, seguendo una sorta di calendario, nelle varie zone di una città, offrendo vestiti e accessori rigorosamente low-cost. In Inghilterra, dove sono nati, tali negozi vengono allestiti su autobus a due piani. In Italia sono invece ospitate in auto. Anche in questo caso, Roma è fra le pioniere della nuova tendenza che si estende a macchia d’olio in molti quartieri della città.

Scritto da il 13/12/2010

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