Il palazzo di Giustizia? “Lo facciamo fuori”

Sembra una frase ad effetto, di quelle che facilmente possiamo trovare nei polizieschi degli anni Settanta, un’epoca che sempre più spesso è paragonata all’attuale per molti, troppi motivi. E invece di essere un’intercettazione tra due malavitosi di mezza tacca – per i quali si potrebbe provare addirittura un afflato di simpatia – si tratta di uno stralcio preso da una conversazione tenutasi nel 2009 nientemeno che tra Silvio Berlusconi e l’ormai sempre più irreperibile Valter Lavitola, che ormai è per tutti noi un’entità evanescente, quasi un Daimon. E non è nemmeno il pezzo più agghiacciante.

Per motivazioni che abbiamo espresso non molto tempo fa in un altro editoriale, è l’uscita “facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera… Portiamo in piazza milioni di persone” che ci basisce quasi piacevolmente. Non solo perchè l’idea di un Berlusconi che scende in strada con tanto di fascia di spugna a detergere l’imprenditorial sudore e ad arringare i facinorosi a suon di “mi consenta” rappresenta un franco quadretto comico (ma il Bagaglino, deo gratias, ha chiuso, non dimentichiamocene) ma proprio perchè ci sembra un’idea, allora come adesso, priva di senso.

Berlusconi ha altri modi per salvare sé stesso – non diremo il suo governo – e li ha sempre usati facendoli calare dall’alto: decreti legge, impedimenti, cavilli, inciuci, e chi più ne ha più ne metta. Un’ipotesi di rivoluzione, l’ipotesi della piazza appunto, può essere stata ventilata solo per altri motivi che possiamo solo ipotizzare, uno tra i quali (e non è da sottovalutare) è il fatto che il premier, sapendo benissimo di essere intercettato, si diventa a prenderci per il naso più di quanto già non faccia apertamente. E ci sta: è il suo stile e non ci stupirebbe nemmeno più di tanto. In caso contrario, la nostra reazione sarebbe come quella dell’imbarazzato Lavitola che osa sconsigliare con un cauto “Presidente, però se mi permette la prima opzione scordiamocela…» le velleità passionarie del capo.

Mentre viene fuori tutto questo – bizzarro – stanno continuando le indagini e le perquisizioni delle forze dell’ordine a carico dei violenti che hanno messo a ferro e fuoco Roma appena due giorni fa. Stesse forze dell’ordine che saranno costrette a subire molti tagli (60 milioni di euro circa) a causa del ddl Stabilità, e che con le parole di elogio che i nostri politici hanno sprecato in questi giorni possono fare molte cose, ve le lasciamo immaginare, ma non il pieno alla volante.

Scritto da il 17/10/2011

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