Roma, Indignados, Incappucciati e polizia: governo in fiamme

Oggi sabato 15 ottobre, in 662 città di 72 paesi sparsi per il mondo, si sono tenute manifestazioni di protesta verso la crisi economica, gli speculatori finanziari e l’incapacità dei governi di reagire all’opprimente debito pubblico che grava sulle tasche dei cittadini. A Roma, movimento degli Indignados (nome coniato dai manifestanti spagnoli) ha letteralmente invaso la capitale e messo in fuga la polizia in più occasioni, dopo che la parte violenta dei manifestanti si è resa protagonista di saccheggi, incendi e vari episodi di disordine pubblico. Black block o manifestanti violenti? Il governo potrà limitarsi a strumentalizzare le violenze anche questa volta, o dovrà rispondere di un malcontento così diffuso che è riuscito a prendere il controllo della capitale?

“Ci accamperemo in migliaia a Roma”, avevano annunciato gli Indignados. Non erano soli: a partecipare oggi anche associazioni fra cui Usb, Fiom, No dal Molin, No Tav e “aquilani indignati”. Insomma, non solo i soliti “giovani bamboccioni”. E non dimentichiamoci i precari.
La manifestazione di oggi aveva ottenuto il conenso di Mario Draghi, governatore di Bankitalia e prossimo governatore della BCE, il quale aveva però avvertito: “Comprendo, ma protesta non degeneri”. A nulla è valso.

Nel primo pomeriggio i primi incendi: automobili, cassonetti e qualche edificio. Subito dopo vengono spaccate le vetrine della banca Carim. Poi l’inferno: i soliti incappucciati, che non a caso agiscono a volto coperto, cominciano a creare disordine e vengono allontanati dai manifestanti stessi con lanci di bottiglie verso i facinorosi, quasi a volersi estraniare dalle azioni violente. Arriva il turno dei distributori di benzina e del Bancoposta in Via Cavour, mentre un gruppo occupa il piazzale della Basilica di Massenzio, e un altro i Fori Imperiali.

Episodio curioso verso le tre e mezza del pomeriggio: un centinaio di incappucciati (si, gli stessi che stavano nel corteo e provocavano violenze), tenta di bloccare, all’altezza della fermata metro del Colosseo, il gruppo dei manifestanti; i Cobas gli intimano di togliersi dalla strada. Gli stessi incappucciati feriscono un sessantenne che aveva tentato di fermare il loro lancio di bottiglie verso i vigili del fuoco. Poi distruggono le telecamere di sicurezza a Palazzo Manfredi e lanciano bombe carta. Alle 16.00 viene assalita la sede dell’agenzia Manpower, entrano nell’agenzia e tentano di darle fuoco, cercando di impedire le eventuali foto e riprese da parte dei media. E le forze dell’ordine? Dovevano presidiare la città, ma di loro ancora non vi è traccia nonostante i numerosi episodi: perchè? Sembra quasi che vogliano lasciar correre, ma la situazione sta sfuggendo di mano.

Mentre a piazza San Giovanni giungono i manifestanti pacifici, i violenti lanciano bombe carta contro i carabinieri, assaltano una caserma in via Labicana, dove incendiano anche due automobili, prima di dare fuoco ad un’agenzia del ministero delel Finanze dove spaccano vetri e telecamere dopo aver lanciato anche qui bombe carta. A questo punto si fanno vive le forze dell’ordine che danno il via alle prime cariche.

La situazione appare chiara e la diretta televisiva di RaiNews24 e Corriere.it non lascia spazio ad equivoci: vi è una parte dei manifestanti assolutamente pacifica, e un’altra violenta, protagonista di episodi sovversivi. Gli incappucciati si mescolano alla folla ma i cortei pacifici li fischiano, intonano cori e provano ad allontanarli, al Colosseo Cobas e Incappucciati arrivano addirittura a scontrarsi, i manifestanti pacifici consegnano alla polizia tre incappucciati mentre le forze dell’ordine tentano di assumere il controllo usando idranti contro la folla a piazza San Giovanni.

La manifestazione è degenerata: i violenti si scatenano contro edifici e manifestanti, cominciano lanci di pietre verso la polizia, la quale invece usa i lacrimogeni contro la folla, ma sono proprio le forze dell’ordine che vengono spesso messe in fuga e i feriti si contano da entrambe le parti. L’apoteosi del giorno è rappresentata dal blindato della polizia dato e fuoco dai violenti e, in seguito, esploso.

Le condanne dal mondo politico arrivano da destra a sinistra, ma non ai motivi della manifestazione, bensì alle violenze. Ovviamente la maggior paura dei manifestanti è che gli atti dei facinorosi rubino la scena ai motivi della protesta, spostando l’attenzione mediatiche sugli effetti collaterali, come spesso succede. E non è un caso che il senatore del PDL, Alessio Butti, condanni la diretta di RaiNews24, accusando l’emittente di “travisamento della realtà, ma soprattutto distorsione dei fatti“. Secondo il senatore, il commento alle immagini della diretta sarebbero state minimizzanti verso gli atti violenti della manifestazione la quale, sempre secondo Butti, “di pacifico non ha nulla”.

Fortunatamente la diretta televisiva è stata abbastanza chiara e si spera che almeno questa volta non lascerà spazio a stumentalizzazioni. Il governo è solito a fare di tutta l’erba un fascio, deligittimando le motivazioni dei movimenti che protestano contro la sua condotta, accusando loro di irrazionalità e violenza ingiustificata in un momento di “crisi generale”. Qua si protesta contro una crisi finanziaria, e chi potrebbe agire sembra essere inefficace.

Il governo italiano ieri ha ottenuto la fiducia di misura, grazie ad un voto che sembrava non arrivare. Comunque hanno fatto notizia i cinque parlamentari radicali che hanno scelto di presenziare alla votazione, consci che questo avrebbe potuto significare raggiungere il numero legale di votanti: se tale numero non fosse stato raggiunto, sarebbe stata una sconfitta virtuale per il governo. Le opposizioni avevano infatti deciso di non presenziare la votazione per mettere in crisi la maggioranza, la tattica sarebbe comunque fallita perché il numero legale sarebbe stato raggiunto senza l’ausilio dei cinque dissidenti, ma i radicali, quando sono entrati in aula, non potevano saperlo, e hanno scelto di votare contro piuttosto che astenersi giustificando il loro gesto come “rispetto verso le istituzioni”. Di risposta molti ex elettori del partito hanno dato ai loro eletti dei “venduti”, e con lo stesso aggettivo oggi Marco Pannella, leader dei Radicali Italiani, è stato allontanato dagli stessi manifestanti.

Quale sarà la prossima dichiarazione dei rappresentati di governo, a parte la forte condanna ai manifestanti violenti? Probabilmente punteranno il dito contro la violenza e non parleranno del debito pubblico italiano, che al 2011 ammonta quasi al 120% del nostro Prodotto Interno Lordo, il 20% in più rispetto a qualche anno fa. Ok, c’è crisi, ma è anche colpa di chi continua a mantenere stipendi pubblici venduti in cambio di voti, e di risposta taglia fondi a istruzione e sanità, che tanto i malati stanno morendo e i giovani non hanno l’età: non possono votarli.

A Roma vi sono stati episodi di violenza, ma la violenza nasce da una condizione di disagio. Non penso che questo governo abbia fatto il possibile, soprattutto quando ha ridotto il contributo di solidarietà dal 10% al 5%, per la gioia dei calciatori.

Scritto da il 15/10/2011

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