Civati: “Ci vuole un Congresso per rinnovare il PD”

Giuseppe-Civati“Ci vuole un Congresso, così si rinnova davvero.” E’ la posizione di Giuseppe Civati, candidato alla segreteria del Partito Democratico. Intervistato da noi, dice la sua su Bersani, Renzi e il MoVimento 5 Stelle.


Giuseppe Civati
, meglio conosciuto come Pippo, giovane politico del Partito Democratico, è stato consigliere in regione Lombardia dal 2005 al 2012, fa parte della direzione nazionale del proprio partito dal 2009 e alle elezioni di Febbraio 2013 è diventato Deputato sempre in quota Partito Democratico.

Inizia la gavetta politica partecipando ai comitati per Prodi nel 1995, diventando poi consigliere comunale a Monza nel 1997, divenendo poi nel 2002 membro della segreteria provinciale dei Ds, passando poi nel 2005 alla segreteria regionale.

Ha dato vita al movimento “Prossima Italia“, interno al Partito Democratico, che nel 2012 ha espresso l’indicazione di candidarlo alla segreteria del partito al prossimo congresso che si svolgerà nel 2013.

Ha anche un blog, dove scrive principalmente di argomenti politici: www.ciwati.it

Nel suo libro “10 cose buone per l’Italia che la sinistra deve fare subito”, lei parla di quello che dovrebbe essere il nemico di ogni parte politica, lo spreco: di tempo, di opportunità, di fondi, di capacità. Quali sono secondo lei gli sprechi maggiori che affliggono il nostro Paese?

Lo spreco maggiore, in questo momento, è quello di avere perso in tempo in questi anni senza avere cambiato una legge elettorale che non dà la maggioranza a nessuna coalizione e che ancora prevede la nomina, di fatto, dei parlamentari da parte dei vertici dei partiti (nel caso del Pd, abbiamo provato ad addomesticare il Porcellum con le primarie per i parlamentari). Ci vuole una norma che preveda collegi in cui i candidati si presentino e un doppio turno per dare sostegno vero alle candidature e alle coalizioni. Per il resto, ho l’impressione che questi siano stati gli anni degli sprechi, soprattutto per quanto riguarda le occasioni perdute: la Casta è uscito nel 2007 e i costi della politica sono ancora considerati temi prioritari da parte dei cittadini, senza nessuna svolta vera in questo campo. Gli ammortizzatori sociali vanno rivisti dalla fine degli anni Novanta. Eravamo in crisi prima della crisi e non abbiamo ripensato né al modello di sviluppo, né alla modulazione dei servizi e delle tutele. Il mondo intorno a noi è cambiato e noi abbiamo pensato bene di chiuderci in noi stessi, spaventati da ogni trasformazione e da ogni passaggio culturale e sociale.

Nel sostenere le primarie parlamentari, parlava di “parlamentari a progetto”, definendo questo principio come una piccola rivoluzione copernicana. Ma cosa intende esattamente con questo termine?

Beh, alla luce dei risultati, la flessibilità è entrata in Parlamento: è molto probabile che questa legislatura duri pochissimo, che sia essa stessa una legislatura a progetto (non a caso si parla in queste ore di governo di scopo). I parlamentari sono invitati a concentrarsi su battaglie precise e realizzabili in poco tempo, esattamente come sono (o dovrebbero essere) gli incarichi professionali delimitati nel tempo e finalizzati ad alcuni obiettivi dichiarati.

Ha dichiarato di volersi candidare alla segreteria del Partito Democratico al prossimo congresso che si terrà quest’anno. Quali cambiamenti e quale visione di partito vorrebbe realizzare se venisse eletto?

Vorrei un partito che affronta con coraggio le questioni che gli elettori pongono da tempo e che sono esplose in questa tornata elettorale. Vorrei un partito che sa interpretare la crisi economica aggiornando gli strumenti di tutela e di promozione del merito. Vorrei un partito che abbassa le tasse sul lavoro e sulla produzione e che applicasse davvero l’art. 53 della Costituzione. Vorrei un partito aperto e ospitale, critico e però capace di trasformare in forza di governo tutta l’energia che attraversa i movimenti e il civismo di molti italiani.

Nel novembre del 2010, insieme a Debora Serracchiani e Matteo Renzi, ha dato vita all’assemblea “Prossima fermata: Italia”, salvo poi dissociarsi dall’operato del sindaco fiorentino. Se lei dovesse diventare segretario del Partito Democratico, quale peso darà alla visione di partito che Renzi ha esposto durante le primarie nazionali?

Non mi sono dissociato, abbiamo detto e fatto cose diverse. Chi guiderà il Pd dovrà tenere conto delle sensibilità di tutti e uscire dalla logica di affiliazione: i tempi richiedono uno sforzo di razionalità e di creatività per una vera riforma della politica.

Le elezioni ci hanno consegnato un panorama politico frastagliato, con un Senato in cui non esiste una vera maggioranza. Realmente, quante probabilità ha il Pd di formare un governo? Crede davvero in un qualche aiuto da parte degli eletti del Movimento 5 Stelle?

Credo che non si tratti di un aiuto, ma di un contributo a fare le cose per cui siamo stati eletti. Pochi mesi per fare cose che non si sono mai viste. Una sfida complicata e precaria, che può dare piccole, grandi soddisfazioni a chi crede nel cambiamento.

Bersani aveva annunciato le sue dimissioni da segretario del Pd in caso di vittoria elettorale, affermando che il ruolo di Primo Ministro gli avrebbe impegnato tutto il tempo disponibile. Alla luce del controverso risultato elettorale, chi altri dovrebbe rassegnare le dimissioni e farsi da parte?

Ci vuole un Congresso, così si esce dalla dialettica «dimissioni sì – dimissioni no» e si rinnova davvero. Il gruppo dirigente, ma anche la sua politica.

Il suo nome è finito nell’inchiesta sui rimborsi dei consiglieri regionali in Lombardia, che ha colpito prima la maggioranza di centrodestra e poi voi dell’opposizione. In un’intervista di fine gennaio dichiarò che le spese a lei contestate riguardavano spese di rappresentanza: francobolli per lettere di comunicazione ai suoi elettori, pernottamenti di persone invitate a convegni del Pd e suoi trasferimenti in qualità di consigliere regionale. Cosa pensa di questa vicenda, non crede che dia comunque una brutta immagine dei nostri politici? Non sarebbe meglio riformare e regolamentare meglio il meccanismo dei rimborsi, per evitare che si mischino spese legittime e illegittime?

Certo che sarebbe opportuno regolamentare meglio, ma anche a regolamento precisato le spese a me contestate rientrerebbero nelle spese di funzionamento di un gruppo (per la metà) e dell’attività di un consigliere (l’altra). E si tratta di spese minime e rendicontate: pensi che le avevo dichiarate prima dell’indagine e pubblicate sul web e tutti mi avevano fatto i complimenti per la sobrietà e la trasparenza.

Se potesse, chi o cosa vorrebbe prendere dagli altri partiti e movimenti?

Apprezzo tutti coloro che fanno politica perché ci credono, perché pensano di poter fare qualcosa di utile. Terrei ‘buono’ tutto questo entusiasmo e tutta questa passione civile che non è di questo o di quello, ma di tutti quelli che si impegnano e dedicano una parte della loro vita a un progetto.

Chiedo anche a lei: chi sono i tre personaggi, o le tre persone, che hanno segnato la sua vita?

Sono molte più di tre. Ma due di sicuro: la mia compagna, e la mia bambina, che è così piccola e già così importante.

E per finire, quale valore per lei è il più importante?

La felicità. Che non è un valore, ma lo è.

Scritto da il 06/03/2013

Un commento

  1. [...] Qui un’intervista al vostro affezionatissimo in cui sono buone soprattutto le domande. [...]

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