Elezioni 2013: perchè non votare Partito Democratico

Il Partito Democratico, fu Ulivo e Unione, fu Democratici di Sinistra e la Margherita, fu Partito Democratico della Sinistra e Partito Popolare Italiano. Era, all’inizio degli anni ’90, diviso tra Partito Comunista Italiano e Democrazia Cristiana*. Ecco a voi dunque i professionisti della politica.

Qualche giorno fa abbiamo parlato delle ragioni per le quali non votare la Lega Nord. Come promesso procediamo con gli altri partiti e per “par condicio” ci spostiamo a sinistra.

Buone ragioni per non votare Partito Democratico:

- Il mancato rinnovamento. Se è vero che il PD ha fatto le primarie nonchè le parlamentarie, non si spiega la persistenza di individui quali Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Franco Marini, Dario Franceschini, Beppe Fioroni e altri. Parliamo di almeno tre legislature cadauno (Bindy e Finocchiaro addirittura cinque). Possono bastare? Anche perchè non essere eletti in parlamento non significa smettere di fare politica, si possono svolgere altri incarichi all’interno del partito (la Bindy ne è la Presidente…).
C’è poi il capitolo Matteo Renzi, forse percepito troppo “di centro” o addirittura “di destra” per diventare leader, ma che sembra praticamente l’elemento scomodo di questa campagna elettorale. Inoltre, come confermato dallo stesso Renzi, i “suoi” non costituiscono che una minima parte dei candidati al parlamento. Il risultato è un rinnovamento a metà, con il 33% dei candidati in parlamento che hanno già varcato le porte del Senato o della Camera. Poco per il partito che vanta di aver fatto decidere agli elettori. Tralaltro, a pagamento: se vogliono abolire i fondi ed i rimborsi elettorali forse era il caso di dare il buon esempio e non chiedere soldi a chi va a votare. Non è che gli manchino.

- Il sostegno al Governo Monti. Nonchè la probabile futura alleanza con l’attuale premier. Non solo Monti si posiziona, politicamente, in quel centro conservatore che pende verso destra, ma gli è pure stata proposta la candidatura con il Pdl. Come dicevo d’altronde in questo articolo, il Monti bis sembra inevitabile.

- La compromissione con il sistema Italia. Cosa intendo dire? Che il Partito Democratico è troppo coinvolto con l’establishment per riuscire a diventare concretamente parte del cambiamento. La prova risiede nei diversi scandali che hanno coinvolto il partito. Ne citiamo alcuni.
Sistema Sesto.
Filippo Penati, capo della segreteria politica di Bersani dal 2009 al 2012, è indagato per concussione e corruzione. Bersani sapeva oppure non è in grado di scegliere i propri collaboratori.
Caso Lusi
. Ex tesoriere della Margherita (poi confluita nel PD, come è noto) che con i soldi del partito (e quindi degli italiani) spendeva a titolo personale e, presumibilmente, li distribuiva a chi ne faceva richiesta. Un comportamento diffuso (si veda “er batman”) che testimonia come l’onestà sia merce rara da qualsivoglia sponda politica.
Scandalo Mpa. Pierluigi Bersani può anche raccontare, a chi ci crede, che “il PD non si occupa di banche“. La realtà è diversa: l’amministrazione senese, che controlla Mpa, è da anni nelle mani del PD. Giuseppe Mussari, indagato e considerato responsabile del buco da 740 milioni di euro, sembra abbia finanziato il partito fin da quando si chiamava Pds.
Scandalo Unipol-Bancopoli. La famosa intercettazione di Piero Fassino e Giovanni Consorte. Il dialogo è stato considerato irrilevante ai fini giudiziari, tuttavia «E allora siamo padroni di una banca?» forse è una frase che non dovrebbe uscire dalla bocca di un rappresentante dei cittadini italiani.
Condannati e indagati. Il Partito Democratico vanta una lunga lista di politici che hanno avuto problemi con la giustizia. Tra gli altri (sarebbe davvero impossibile citarli tutti) Antonio Bassolino, che dopo essere stato estromesso dalle liste pare che stia rientrando con un escamotage.

- Lotta alle mafie. Recentemente il Partito Democratico ha sostenuto la giunta Lombardo in Sicilia. Il Presidente della Regione Sicilia si è poi dimesso dopo essere stato indagato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Secondariamente, nelle amministrazioni locali non sembra esattamente esente da infiltrazioni mafiose, come testimonierebbe questo articolo. Al parlamento per le prossime elezioni è candidato Pietro Grasso, fino a poco fa procuratore nazionale antimafia e dotato di grande autorevolezza. Sembra, tuttavia, un’operazione di facciata, visto il curriculum del partito.

- Il contraddittorio legame con la CGIL. Se da un lato c’è un doppio filo che lega il PD con questo sindacato, che (come gli altri) non ha ormai praticamente alcun legame con i giovani, dall’altro lato nell’ultimo anno il PD ha controfirmato una serie di leggi che il sindacato non avrebbe mai voluto.

- Confusione sui diritti degli omosessuali. Nelle file del PD c’è Anna Paola Concia (attivista diritti LGBT) così come Rosy Bindi. Che se la litigano. Bersani nel frattempo propone una legge alla tedesca (unione civile), ma se per me questa fosse una questione cardine voterei per qualcuno che ha le idee più chiare: più a sinistra (da Vendola in poi) se sono a favore, più a destra (da Monti in là) se sono contrario. Visto e considerato che molto probabilmente il PD governerà di nuovo con Monti ci vorrà ancora del tempo prima di vedere una riforma in merito.

- La continuità con il Partito Comunista Italiano. Il PD sta cercando di vendersi come partito di matrice “socialista”, termine che dopo tangentopoli evoca solo brutti ricordi, ma non ha mai rotto con il passato comunista. Intanto, all’interno del partito girano ancora i vari D’Alema, secondariamente non c’è mai stata vergogna nell’aver avuto nel simbolo del Partito Democratico di Sinistra (sottolineo democratico) il simbolo della falce e martello. Vorrei ricordare che come la svastica ha significato milioni di morti, il simbolo del comunismo ne ha visti pure di più, nei decenni dell’Unione Sovietica. Giorgio Napolitano (Pd, prima Ds, Pds e Pci), Presidente della Repubblica, all’epoca elogiò la sanguinosa repressione dei moti ungheresi da parte dell’esercito sovietico. Poi ci scandalizziamo perchè Berlusconi dice che Mussolini ha fatto “anche cose buone”.

- Capitolo Berlusconi. Ed eccoci appunto. Le responsabilità del PD nei confronti dell’ascesa di Berlusconi sono numerose, quindi ho deciso di dedicarne un’intera sezione.
La questione dell’ineleggibilità di Berlusconi. Le colpe di D’Alema (vedi).  La legge prevede che siano “ineleggibili coloro che [...] risultino vincolati con lo Stato [...] per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”. Cosa è successo? Nel 1994 una seduta della giunta per le elezioni doveva decidere (prendere una decisione politica) sull’ineleggibilità di Berlusconi, che aveva tra le altre cose una concessione di stato per le trasmissioni via etere (Tv). La giunta votò in favore del Cavaliere spiegando che il beneficiario “de jure” (di diritto) era Fedele Confalonieri (allora Presidente di Fininvest, Mediaset nacque dopo). Tecnicamente una decisione ineccepibile, ma la giunta doveva prendere una decisione politica e quindi, essendo ben consapevoli che il beneficario “de facto” era Berlusconi, avrebbero dovuto votarlo come ineleggibile. Il punto è che D’Alema pensava che Berlusconi sarebbe stato un degno avversario e un buon contraltare in campo politico, per questo votò a favore. Sennò la storia sarebbe andata diversamente. Altro che nuova legge sul conflitto d’interesse. C’era già. Bastava applicarla.
Le televisioni di Berlusconi. Si accusa da tempo il PD di non aver fatto una legge sul conflitto d’interesse (vedi sopra) durante l’ultimo Governo Prodi. Più in generale si accusa di non aver fatto abbastanza contro lo strapotere mediatico. Non è solo questo, il PD ha colpe dirette, vediamole: negli anni ’80 Berlusconi lotta per ottenere il diritto di trasmettere con i propri tre canali privati, Craxi gli concede ben tre decreti legge: i primi due non vengono confermati dal parlamento e, come prevede la legge, decadono. Il terzo però viene approvato in parlamento anche dal PCI perchè Craxi pensa bene di concedergli il controllo di Rai Tre. La situazione viene poi regolarizzata con la famosa legge Mammì. Nel 1997 il Governo Prodi 1 cerca di sistemare le cose promulgando la Legge Maccanico che costringerebbe Mediaset a cedere una delle sue concessioni via etere (Rete 4). Curiosamente si dimenticano però di indicare una data, un termine entro il quale la rete avrebbe dovuto rispondere alle richieste della legge. Passano sette anni, arriva la Legge Gasparri che stravolge la precedente e siamo punto a capo.
Alleanze e politici in comune. A partire da Clemente Mastella sono troppi i politici che sono passati prima dagli uni e poi dagli altri.
Il ricatto psicologico-elettorale: “o noi o lui”. Entrambi avete sostenuto il Governo Monti, ci vuole un certo coraggio ad affermare una cosa del genere.

La rubrica continua. Il prossimo articolo sarà una critica al MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Andare alle urne è un dovere, ma ricordatevi che potete annullare la scheda.

* nb: l’autore è consapevole del fatto che Pci e Dc hanno generato due diverse diaspore. Per ragioni di sintesi questo aspetto è stato deliberatamente tralasciato, assumendo che sia accettabile considerare il PD un frutto della confluenza di due partiti che si richiamano direttamente appunto al Pci e alla Dc.

Scritto da il 06/02/2013

Un commento

  1. stranauseato della polis ha detto:

    NON votare la casta è la minima azione di concreta politica che possa fare chi vota fermo restando i brogli. Votare i giovani incensurati (i vertici politici sono stati penalmente dnunciati) è solo DOVEROSO sperando in un migliore futuro

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